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Essere qualcuno piuttosto che nessuno

  • mesposito238
  • 5 dic 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Per uscire dal mio malumore ho deciso di fare una passeggiata in rete. In un attimo mi sono ritrovato con il naso appiccicato alle vetrine dei siti che espongono il significato delle parole e ne suggeriscono anche il loro contrario. Sulla versione impalpabile, immateriale, spirituale de La Repubblica gli occhi hanno trovato consolazione e hanno smesso di vagare.

Creativo è chi è “inventivo, fantasioso, immaginativo, estroso, geniale, ricco di ispirazione, che ha vena inventiva, originale, artistica”.

Al contrario chi non lo è può risultare “ripetitivo, imitativo, imitatore, addirittura banale, convenzionale, mediocre, insulso, piatto, prevedibile”.

Una batteria di aggettivi che la metà sarebbe bastata per ricacciarmi a letto sostenuto dal sollievo, un po’ compiaciuto, di essere da una parte piuttosto che dall’altra.

Perché a guastare il mio umore era stato il dubbio indotto che la creatività fosse uno spericolato esercizio di violazione delle regole, di negazione di modi unici ed univoci di raccontare le cose. Che il creativo fosse un disubbidiente, un individuo fuori controllo e geneticamente predisposto al rovesciamento dell’ordine tradizionale delle parole. Pericolosamente incline alla degenerazione dei valori di un dogmatico sistema linguistico. E non metto le virgolette perché il pasticcio di pensieri e parole è farina raffinata del mio originale sacco creativo.

Il “copia e incolla” per non sbagliare non mi è mai piaciuto.

Anche a scuola, quando sbirciavo sul foglio protocollo del compagno di banco, bravo ma sgradevole come le versioni di Marco Tullio Cicerone, lo facevo in maniera creativa. Non rubavo, ma trasformavo. Non per compiacermi di un pensiero che non fosse mio, ma semplicemente per raccontare un pensiero che mio non era stato, rendendolo unico e, se possibile, anche irripetibile. 

La certezza di ciò che è stato già detto e approvato non mi ha mai entusiasmato. Ho sempre preferito camminare sul filo dell’incertezza raccontando tutto a modo mio, senza mai l’esigenza di saccheggiare parole di seconda mano. E lo confesso, sovente sono stato anche sedotto da quelli che non dicevano nulla, dicendolo maledettamente bene. Talvolta ho cercato di emularli provando magari a dire anche qualcosa. E quando non ci sono riuscito è capitato che nessuno se ne accorgesse, neanche io.

Una debolezza virtuosa che mi ha salvato da tante domande alle quali non avessi risposta, a scuola come nella vita. E’ il mio modo originale, sicuramente non convenzionale, per non essere “banale, mediocre, insulso, piatto, prevedibile”. 

E non credo ci sia presunzione nel desiderio non ottuso di essere diversi, non necessariamente migliori. Migliore è chi si impegna ad essere unico, che non ha l’esigenza camaleontica di scomparire tra gli altri e che accetta la possibilità di essere notato e anche giudicato. Facendo cose in maniera diversa si corre certamente l’impopolare rischio di sbagliare, ma è stato chi ha accettato il rischio di sbagliare che ha fatto cose anche straordinarie. Io ci provo. Essere qualcuno piuttosto che nessuno. Sempre.

 

Bari, 5 dicembre 2o24

 
 
 

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