top of page

Il mio albero di Natale

  • mesposito238
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Non ho mai avuto il privilegio di fare i conti con pensieri neutri, quelli né belli e né brutti, quelli che non ti fanno pendere da una parte o dall’altra.

Io so stare solo da una parte oppure dall’altra. Comodamente nel mezzo proprio mai.

Avrei preferito un’indole più democristiana, ma oscillo troppo velocemente per fermarmi al centro, laddove si dice ci sia la virtù.

I pensieri vorrei poterli scegliere affinché non siano loro a scegliere me.

Ma è un periodo che avendo così poca scelta ho scelto di lasciare andare.

Non accetto, però, di annaspare nel mare mosso del malumore e mi aggrappo con l’ostinazione del naufrago che sa già come andrà a finire ai pensieri che vedo belli per scelta e opportunità.

Per nuova convenzione l’aria è già forzatamente natalizia. Un’atmosfera che mi sta costringendo a pensare e ripensare con l’allegria dello stolto ad una sincera e liberatoria asserzione di mia moglie, fatta occhi negli occhi all’indomani dell’inatteso.

“Meno male che non sei morto, altrimenti chi avrebbe fatto l’albero di Natale?”.

Con questa constatazione, in cui l’interesse pratico ha prevalso con prepotenza su quello teoretico, Simona mi ha accolto con sospetta leggerezza al ritorno dal malinconico viaggio nell’incerta vita della rianimazione.

Una crudezza che ha sorpreso, ma solo per un trascurabile attimo, anche mia figlia che non era ancora giunta al cinico pensiero che l’incombente tradizione potesse prematuramente smettere di riguardare solo e soltanto il suo papà.

Dopo aver stoicamente evitato di esalare l’ultimo respiro mi è toccato arrendermi al sospiro di sollievo senza ritegno della mia famiglia.

Prezioso è soltanto chi ha il pregio di essere utile.

Con questa certezza ho dapprima sbrigato l’ormai fluida faccenda del cambio di stagione e pochi giorni dopo mi sono preoccupato di dare pace al rinnovato e pernicioso pensiero femminile dell’albero di Natale.

Quest’anno a dicembre saranno venti anni di controverso matrimonio.

Venti Natali nella stessa casa con la stessa moglie. Venti volte lo stesso finto albero, addobbato venti volte nello stesso modo, nell’unico modo contemplato dalla mia stitica fantasia decorativa. Venti volte, moltiplicate per tutti i giorni della festa, riproverò a dare vita alla giostrina col carillon. Mia moglie altrettante volte, con dispettosa solerzia, metterà a tacere la litania che vorrei annunciasse la solenne natività.

Già da novembre anche quest’anno dal mio stiloso, conico e iconico albero senza rami e senza palle scendono, con la traiettoria di sempre, le stesse bacche ossidate e scariche di qualsiasi buon augurio. Gli angioletti di pezza con le ali reumatiche sono andati a disporsi laddove sono sempre stati. Avrebbero potuto farlo anche da soli perché per vent’anni ciascuno non ha mai conosciuto un altrove diverso. Perfino le piccole luci bianche, tra le margherite rosse fuori stagione, hanno ritrovato spontaneamente l’intermittenza della tradizione.

Il mio albero che da vent’anni profuma della stessa cannella è gioiosamente rinchiuso in un’atmosfera indifferente agli scossoni del resto dell’anno.

Non ho lasciato neanche un angioletto nelle mani di mia figlia. Per liberarsene avrebbe frettolosamente scelto la collocazione più alla portata della sua pigrizia. Io me ne sarei accorto, ma avrei lasciato fare. Poi, afflitto dall’approssimazione, avrei ripristinato di nascosto l’ordine della tradizione.

Perché se il mio albero è bello non è possibile possa essere bello in una maniera diversa. E’ il mio modo di ritornare alla serenità dopo un viaggio che nel resto del tempo è stato travagliato. E mai come quest’anno, tra tutti i venti, lo è stato.

Il mio albero è l’ordine al disordine. Se fosse esistito un manuale di psichiatria natalizia avrebbero affidato a me la prefazione. Ma è la mia lucida follia, quella alla quale più di ogni altra, non riesco a rinunciare.

Perchè l’albero di Natale è la scelta che venti anni fa ho fatto con Simona e che ogni anno insieme torniamo a fare. Forse quella che più di ogni altra abbiamo condiviso.

Perché il mio albero, con le bacche, la cannella e gli angioletti racconta che tutto torna sempre a posto…


ree

















26 novembre 2025

 
 
 

1 commento


Sebastiano Dario Mastropasqua
Sebastiano Dario Mastropasqua
3 giorni fa

Desidero, con affetto, indicarti una nuova via perché, così, questo Natale e i prossimi possano essere diversi e divertenti ….un abete Vero!

Meglio di ciò che, finto, è stantio.

Cosa ne pensi?

Mi piace
bottom of page