Io merito di stare bene
- mesposito238
- 8 set
- Tempo di lettura: 3 min
Mentire significa scappare dalla verità. Non bisogna scappare, ma affrontare la vita di petto. Ho capito che mentire equivale spesso a reprimere. Non è affatto necessario mostrarsi sempre perfetti. Non è necessario fingere che tutto vada bene, se così non è.
E’ necessario soltanto dire la verità, su ciò che sentiamo, su quello che pensiamo, sul dolore che soffriamo. Senza la paura di essere giudicati. Perché chi vive la paura vive male.
Vivendo male, senza mai accettare di avere paura, ho capito che bisogna lasciarsi andare. Bisogna concedersi la possibilità di entrare in esperienze che non avremmo potuto controllare.
Rischiando di essere divorato da una realtà che superava la più crudele delle fantasie ho capito che la sofferenza non si può annullare, ma si può superare.
Invece di ignorarla o scappare, l’ho accettata e ci sono entrato dentro.
L’ho vissuta senza rinnegarla, lasciando che mi appartenesse, che fosse consapevolmente mia.
E’ iniziato da qui il mio viaggio all’inferno. Resisterò fino a che non sarò sicuro di essere arrivato dall’altra parte. Soltanto in quel momento sarò certo di aver penetrato la sofferenza, di averla rotta andando finalmente avanti con la mia vita.
Ho vissuto, e forse sto vivendo ancora, la lunga notte oscura dell’anima. In alcuni momenti ho pensato di restare intrappolato nel buio. Non ora. Non più. Perché non sono fermo, non lo sono mai stato. Perché non sono mai stato solo. Perché non ho mai perso la speranza che verrà l’alba e starò bene (Gianluca Gotto).
Senza alcuna consapevolezza avevo iniziato a tracciare la strada prima che una trama così affilata e feroce si abbattesse sulla mia vita.
Prima che iniziasse la più lunga e oscura notte dell’anima, per stare bene o semplicemente meglio, avevo scelto di affidarmi alle mie capacità di cavarmela anche senza la necessità di programmare tutto.
Avevo smesso di desiderare di essere sempre il migliore. Non lo sono mai stato. Mi è sempre mancato un pezzo per esserlo. La passione non mi ha mai fatto raggiungere quel talento che ho desiderato avere.
Ma la consapevolezza non è mai tristezza. Piuttosto sollievo altrimenti la sofferenza non mi avrebbe mai abbandonato. Il momento più bello della mia vita è stato quello in cui mi sono concesso la possibilità di sbagliare. Quando ho raggiunto la consapevolezza di quello che sono, senza rammaricarmene, perché ho capito che non c’è niente di sbagliato in me.
Non è il pezzo di talento che mi manca a rendermi sbagliato.
Prima che iniziasse la più lunga e oscura notte dell’anima avevo capito che per sentirsi in pace bisognava smettere di fingere. Bisognava essere semplicemente ciò che si sente di essere, né perfetti e né imperfetti, ma fatti a modo proprio.
La vita, i miei libri, le persone che avevo incontrato, mi avevano già insegnato che indipendentemente da quanto fosse grande il proprio dolore ciascuno avesse il diritto di stare meglio. Ma prima bisogna convincersi di meritarselo di stare bene.
Ed io ho sempre saputo di meritarmelo.
Poi, precipitato all’inferno e nonostante stessi vivendo un dolore pazzesco, ho pensato che non potessi fermarmi, perché il lavoro, la famiglia, tutto il resto, mi chiamavano. La vita andava avanti ed io non potevo stare indietro. Ho pensato non potessi concedermi tempo per stare nel mio dolore. Ho pensato che non potessi concedermi tempo per elaborare un dolore vicinissimo ad essere un lutto.
Ingannato da questa inquietudine ho ripreso a correre. A divorare la vita e a macinare lavoro. L’ho fatto con il corpo, come se nulla fosse, ma lo spirito non mi stava dietro.
Ero soffocato dalla sofferenza, ma la nascondevo.
Perché non c’era tempo. Bisognava andare avanti. E non avevo voglia di far passare quel tempo che tutti mi dicevano sarebbe dovuto passare, ma che nessuno aveva osato dirmi quanto lungo sarebbe stato. Gli occhi che non riuscivo a chiudere di giorno restavano aperti anche di notte. Ostaggio di una stanchezza, un dolore che neanche la chimica riusciva ad addormentare.
Ma ho capito che avrei cominciato a guarire se avessi accettato le cose per quelle che erano, perché diversamente non avrebbero potute essere altrimenti lo sarebbero state. Ho capito che non c’era un posto dove andare, nessuno sforzo da compiere, nessun nemico da sconfiggere.
Io meritavo semplicemente di stare bene.
Così, lentamente, ho iniziato a guarire, ad uscire dalla più lunga e oscura notte dell’anima.

8 settembre 2025



Caro Michele,
è raro leggere parole che riescano a trasmettere così chiaramente il peso di un’esperienza vissuta, il confine sottile tra la vita e ciò che poteva essere. Mi ha colpito la tua lucidità, la tua forza, ma soprattutto il modo in cui hai trasformato il dolore in consapevolezza.
Mi hai fatto riflettere su quanto diamo per scontato ogni respiro, ogni gesto semplice. E su quanto sia prezioso avere accanto persone che sanno guardare in faccia la paura e tornare con uno sguardo nuovo.
Grazie per aver condiviso qualcosa di così intimo. Ti auguro che ogni giorno da qui in avanti sia pieno di quella luce che solo chi ha attraversato il buio sa riconoscere.
Con stima,
Claudio👍